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Eolico Italia: Situazione, Produzione e Parchi 2025

Riccardo Andrea Bianchi Moretti • 2026-04-29 • Revisionato da Giulia Rossi

L’Italia ha raggiunto quota 13,6 GW di eolico installato a fine 2025, ma la concentrazione nelle regioni meridionali e i ritardi burocratici sull’offshore raccontano una storia più complessa di quanto emerga dai numeri complessivi. Se il Sud ospita il 91% della potenza nazionale, il resto del Paese resta quasi tagliato fuori da una fonte energetica che altrove in Europa viaggia a ritmi record. Questo articolo traccia lo stato reale dell’eolico italiano, parco per parco, regione per regione, con dati Terna e fonti verificate.

Potenza installata: 13,6 GW (fine 2025) ·
Impianti attivi: 6.173 ·
Crescita 2020-2025: +2 GW ·
Quota Sud: 91% ·
Offshore 2025: 93 progetti in pipeline

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Produzione annua esatta in TWh non disaggregata da Terna
  • Timeline precisa per i 93 progetti offshore in attesa
  • Impatto reale delle riforme normative sugli iter autorizzativi
3Segnale temporale
  • 2020: 11 GW installati
  • 2024: 13 GW (+2 GW crescita)
  • 2025: 13,6 GW, calo 8% nuovo installato
  • 2026: espansione attesa
4Cosa viene dopo
  • Pniec: 2,1 GW offshore al 2030
  • Fer II: 3,8 GW offshore al 2030
  • Terna-Snam: 15 GW offshore al 2040
  • Stime La Sapienza: 25-50 GW flottante al 2050

I numeri chiave dell’eolico italiano nel 2025 rivelano un settore in crescita ma fortemente sbilanciato verso il Meridione, con un potenziale offshore ancora largamente inespresso.

Numeri chiave dell’eolico italiano 2025
Indicatore Valore Fonte
Potenza totale installata 13,6 GW (2025) QualEnergia
Numero impianti 6.173 Modofluido
Principale parco onshore Camporeale PA, 204 MW Modofluido
Quote potenza al Sud 91% Modofluido
Progetti offshore in pipeline 93 (74 GW totali) Diario DIAC
Istanze Terna offshore 132 (89,9 GW) Diario DIAC

Qual è la situazione attuale dell’eolico in Italia?

A fine 2025, l’Italia accumula 13,6 GW di potenza eolica installata, un dato che posiziona il Paese tra i principali mercati europei ma con un divario crescente rispetto ai leader come Germania e Spagna. Il parco eolico italiano conta 6.173 impianti operativi, concentrati nel Meridione con una distribuzione che riflette sia le condizioni ventose sia gli iter autorizzativi storicamente più rapidi al Sud.

Nel 2025, secondo i dati raccolti da QualEnergia su fonte WindEurope, l’Italia ha installato 579 MW di eolico onshore, un dato in calo dell’8% rispetto all’anno precedente. La produzione eolica ha registrato un balzo del 63% ad agosto 2025 rispetto allo stesso mese del 2024, ma questo boost riflette condizioni meteorologiche favorevoli più che un’accelerazione degli investimenti.

Potenza installata 2024-2025

I numeri raccontano una crescita costante ma rallentata: dagli 11 GW del 2020 si è passati ai 13 GW del 2024, fino ai 13,6 GW di fine 2025. A livello europeo, nel 2025 sono stati installati 19 GW complessivi di eolico, con l’onshore che ha segnato un record di 17 GW mentre l’offshore ha toccato i minimi dal 2016. L’Italia contribuisce con una quota marginale all’offshore continentale, che a fine anno supera comunque gli 83 GW globali secondo Terna Lightbox.

Il paradosso italiano

L’Italia ha installato 579 MW onshore nel 2025, ma il ritmo è in calo mentre l’Europa corre. La capacità offshore mondiale supera gli 83 GW; l’Italia non ha ancora un parco offshore significativo, nonostante 93 progetti da 74 GW in attesa.

Crescita recente

La crescita italiana degli ultimi cinque anni (+2 GW dal 2020 al 2025) appare modesta confrontata con gli obiettivi del Pniec, che prevede di raggiungere almeno 30 GW totali entro il 2030. Il rapporto pareri-istanze per l’eolico offshore si attesta al 23%, con solo 6 pareri positivi su 26 istanze pervenute dal 2021 — un collo di bottiglia autorizzativo che rallenta l’intera filiera.

L’implicazione è chiara: senza un intervento deciso sulla burocrazia autorizzativa, l’Italia rischia di mancare gli obiettivi del Pniec e di lasciare il potenziale offshore del Mediterraneo a competitor europei.

Qual è la regione con più pale eoliche in Italia?

La geografia dell’eolico italiano è al Meridione. Basilicata e Puglia guidano la classifica con rispettivamente 1.489 e 1.438 pale eoliche censite a gennaio 2026, seguite dalla Sicilia come regione con il maggiore parco installerato (Camporeale in provincia di Palermo, 204 MW, rappresenta l’impianto onshore più grande del Paese).

Parchi principali al Sud

Il parco di Camporeale, situato a circa 40 km da Palermo, domina la graduatoria nazionale con i suoi 204 MW. Altri impianti significativi si trovano in provincia di Agrigento (105 MW complessivi), mentre la Puglia ospita configurazioni distribuite lungo la costa adriatica. La Sardegna meridionale registra alte richieste di connessione (9,52 GW) ma ancora pochi impianti operativi.

Distribuzione per regione

I dati sulla distribuzione regionale mostrano una concentrazione netta nelle regioni meridionali, con il Nord Italia che conta solo alcune centinaia di pale.

Distribuzione eolica onshore per regione (dati gennaio 2026)
Regione Pale eoliche Note
Basilicata 1.489 Leader nazionale per numero pale
Puglia 1.438 Alta densità costiera
Sicilia ~1.000 Camporeale 204 MW (principale impianto)
Campania ~400 Impianti interni
Sardegna ~200 Potenziale offshore elevato
Altre regioni <500 Nord Italia marginale

La disparità Nord-Sud non è solo climatica: riflette decenni di politiche locali, disponibilità di suolo e resistenze comunitarie diverse. Le regioni settentrionali — Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna — contano impianti isolati (il progetto Rimini da 33 MW è tra i più significativi) e l’eolico rappresenta una frazione minima del loro mix energetico.

Il catch: proprio nelle regioni dove si consuma il 60% dell’energia elettrica nazionale, l’eolico resta quasi assente, creando un mismatch tra produzione e domanda.

Perché in Italia è poco sfruttata l’energia eolica?

Nonostante un potenziale teorico elevato, l’Italia sfrutta solo una frazione delle proprie risorse eoliche. I motivi sono strutturali: ostacoli normativi, frammentazione burocratica, resistenze locali e una rete elettrica inadeguata.

Ostacoli normativi

Il sistema autorizzativo italiano per le rinnovabili resta uno dei più complessi d’Europa. Dal 2021 risultano pendenti 1.600 istanze per il solare, 600 per l’eolico onshore e 26 per l’offshore — ma mentre il solare ottiene pareri con tempi relativamente rapidi, l’eolico soffre di valutazioni ambientali più stringenti e opposizioni locali.

Il rapporto tra istanze e pareri positivi per l’offshore è emblematico: solo il 23% delle richieste ha ricevuto valutazione favorevole. Secondo Enrico Maria Carlini, responsabile pianificazione di Terna, “per integrare i 300 GW previsti al 2050 occorrono oltre 400 GW di capacità di trasmissione”, tra reti offshore e reti a terra — un investimento che richiede coordinamento tra operatori, Stato e territori.

Concentrazione geografica

Il 91% della potenza eolica italiana è concentrato nelle regioni meridionali e insulari. Questo dato, da solo, spiega perché l’eolico copre una quota modesta del fabbisogno nazionale nonostante i 13,6 GW installati: il Nord industrializzato — dove si consuma oltre il 60% dell’energia elettrica nazionale — resta quasi interamente dipendente da rinnovabili non eoliche.

Il nodo rete

Il 41% della copertura del fabbisogno elettrico italiano nel 2025 viene da rinnovabili — in calo dal 41,7% del 2024 —, ma la distribuzione geografica delle fonti non corrisponde alla domanda. Senza investimenti nella rete di trasmissione, il Meridione rischia di produrre eolico che non raggiunge mai i centri di consumo settentrionali.

La conseguenza immediata è che le industrie energivore del Centro-Nord devono ricorrere a rinnovabili non eoliche o a PPA importati, aumentando i costi e le emissioni Scope 2.

Quanto produce l’eolico in Italia?

La produzione eolica italiana nel 2025 ha segnato un incremento significativo in termini percentuali, con un balzo del 63% ad agosto rispetto allo stesso mese del 2024, secondo i dati Energia Eolica. Tuttavia, le statistiche ufficiali disaggregate per fonte non sono ancora pubblicate per l’intero anno.

Produzione annua

I dati consolidati indicano che l’eolico contribute in modo crescente alla rete nazionale, ma la mancanza di numeri ufficiali disaggregati da Terna rende difficile quantificare con precisione i TWh annui. Stime interne collocano il contributo eolico tra il 5% e il 7% della produzione elettrica totale — una quota inferiore al potenziale teorico e ben al di sotto della media di Paesi come Danimarca o Germania.

Utilizzi dell’energia

L’energia eolica italiana alimenta prevalentemente la rete di distribuzione nazionale, con un crescente interesse per l’idrogeno verde come vettore di stoccaggio. I progetti pilota nel Meridione esplorano l’accoppiamento eolico-idrogeno, mentre le industrie energivore del Centro-Nord valutano PPA (Power Purchase Agreement) eolici per abbattere le emissioni Scope 2.

Per integrare i 300 GW previsti al 2050 occorrono oltre 400 GW di capacità di trasmissione, tra reti offshore e reti a terra.

— Enrico Maria Carlini, Responsabile Pianificazione Sistema elettrico e autorizzazioni Terna

Il solare domina le installazioni italiane con 1.600 istanze dal 2021 contro 600 per l’eolico onshore e 26 per l’offshore. L’eolico soffre di tempi autorizzativi più lunghi e opposizioni locali più intense.

— Diario DIAC, analisi dati Terna 2025

Punti di forza

  • 13,6 GW installati: quinta potenza europea
  • Potenziale offshore elevato (74 GW in progetto)
  • Crescita produzione +63% ad agosto 2025
  • Pniec e Fer II fissano obiettivi ambiziosi (3,8 GW offshore al 2030)
  • Stime Terna-Snam: 70-140 TWh/a offshore al 2040

Criticità

  • 91% potenza concentrata al Sud
  • Rapporto pareri-istanze offshore al 23%
  • 579 MW installati nel 2025 (-8% sul 2024)
  • Nord Italia quasi senza eolico
  • Burocrazia rallenta iter autorizzativi

Il pattern che emerge è di un settore con potenziale enorme ma strutturalmente limitato da fattori burocratici e geografici che ne frenano lo sviluppo.

Quali sono gli impianti eolici offshore in Italia?

L’Italia sta emergendo come futuro hub dell’eolico offshore nel Mediterraneo, ma al momento i progetti operativi sono pochi e di taglia contenuta. Nel 2024, il mondo ha raggiunto 79,4 GW di capacità offshore (+5,2%); nel 2025 la cifra supera gli 83 GW — e l’Italia è classificata ottava a livello globale, ma con un contributo marginale.

Progetti in sviluppo

Al 2025 risultano 132 istanze di connessione alla rete Terna per eolico offshore, pari a 89,9 GW totali richiesti in 12 regioni. Di queste, 93 istanze sono progetti presentati (88 galleggianti) per 74 GW distribuiti in 10 regioni — un potenziale enorme ma ancora lontano dalla realizzazione.

Le province leader per richieste sono Trapani in Sicilia (11,2 GW, pari al 12,7% del totale nazionale), il Sud Sardegna (9,52 GW) e Barletta-Andria-Trani in Puglia (6,24 GW). Marche e Veneto hanno richiesto rispettivamente 600 MW e 560 MW, segnalando interesse anche nell’Adriatico settentrionale.

I dati sulle province rivelano come il potenziale offshore italiano sia concentrato nelle aree meridionali del Mediterraneo, con le isole maggiori che guidano la pipeline.

Progetti eolico offshore: province leader (dati 2025)
Provincia/Regione GW richiesti % sul totale
Trapani (Sicilia) 11,2 GW 12,7%
Sud Sardegna 9,52 GW ~10,6%
Barletta-Andria-Trani (Puglia) 6,24 GW ~6,9%
Marche 0,6 GW ~0,7%
Veneto 0,56 GW ~0,6%
Altre regioni ~61,78 GW ~68,7%

Il progetto Sicily South, annunciato nel marzo 2025, prevede 76 turbine per 1.140 MW a 25 km da Agrigento — abbastanza per alimentare 1,5 milioni di abitazioni. Sempre nel 2025, è stato inaugurato il primo parco eolico marino del Mediterraneo a Taranto, un simbolo che segna l’ingresso dell’Italia nel club offshore.

Eolico nord Italia

L’Arco Alpino e la pianura padana offrono condizioni ventose inferiori rispetto alle regioni meridionali, e l’eolico onshore nel Nord Italia resta marginale. Tuttavia, le richieste di connessione per l’offshore adriatico — 560 MW in Veneto — indicano che anche il Settentrionale guarda al mare. Le stime di La Sapienza prevedono 25-50 GW di eolico flottante al 2050, in linea con gli obiettivi Terna-Snam di 15 GW offshore al 2040.

La scommessa offshore

Se i 93 progetti in attesa Superano le approvazioni, l’Italia può passare da meno di 1 GW offshore a oltre 70 GW entro il 2040 — un salto che richiederà 10-20 miliardi di euro di investimenti e potrebbe generare fino a 60.000 posti di lavoro full time. Ma il collo di bottiglia autorizzativo (23% di pareri favorevoli) rischia di vanificare gli obiettivi Pniec e Fer II.

Gli investimenti stimati per l’eolico offshore italiano si collocano tra 10 e 20 miliardi di euro, con un potenziale di 60.000 posti di lavoro full time nella fase di costruzione e operazione. Terna e Snam stimano che l’eolico offshore possa generare 70-140 TWh/a entro il 2040 — quasi la metà dell’attuale produzione elettrica nazionale.

L’implicazione per gli investitori è diretta: il Meridione offre condizioni mature ma con parchi saturi; l’offshore promette volume ma richiede pazienza burocratica e capacità di sopportare il rischio autorizzativo.

Cosa ci dicono i numeri

L’eolico italiano vive una doppia tensione: cresce in potenza installata (+2 GW in cinque anni) ma rallenta in nuovo installato (-8% nel 2025). Il Paese ha raggiunto 13,6 GW complessivi ma li concentra al 91% nel Meridione, lasciando il Nord — dove si consuma la maggioranza dell’energia — quasi completamente dipendente da altre fonti. L’offshore rappresenta l’unica via credibile per un salto quantico, con 93 progetti da 74 GW in pipeline, ma gli iter autorizzativi restano il principale ostacolo.

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: il Meridione offre condizioni mature ma con parchi saturi; l’offshore promette volume ma richiede pazienza burocratica. Per i policy maker, il nodo è la rete: senza oltre 400 GW di capacità di trasmissione entro il 2050, come evidenziato da Terna, i GW eolici installati rischiano di non raggiungere mai i centri di consumo.

In sintesi: L’Italia può diventare un hub offshore del Mediterraneo, ma senza riforme strutturali agli iter autorizzativi e investimenti nella rete di trasmissione, i 74 GW in pipeline rischiano di restare sulla carta. Per Terna, il fallimento significa lasciare i 300 GW previsti al 2050 senza la capacità di trasmissione necessaria.

Mentre Basilicata e Puglia guidano con il 91% della capacità nel Sud, analisi situazione eolica 2025approfondisce produzione e parchi installati con dati aggiornati.

Domande frequenti

Quante pale eoliche ci sono in Italia?

A gennaio 2026, il parco eolico italiano conta circa 6.173 impianti. Le pale censite sono diverse migliaia, concentrate in Basilicata (1.489 pale) e Puglia (1.438 pale). Non esiste un censimento ufficiale disaggregato per singola turbina.

Dove si trova il parco eolico più grande?

Il parco eolico più grande d’Italia è Camporeale, in provincia di Palermo (Sicilia), con una potenza di 204 MW. Altri impianti significativi si trovano in provincia di Agrigento (105 MW complessivi) e lungo la costa adriatica pugliese.

Qual è il ruolo dell’eolico nelle rinnovabili italiane?

L’eolico rappresenta circa il 5-7% della produzione elettrica nazionale, con i 13,6 GW installati che contribuiscono a raggiungere il 41% di copertura del fabbisogno da rinnovabili (in calo dal 41,7% del 2024).

Ci sono impianti eolici nel nord Italia?

L’eolico nel Nord Italia è marginale: la regione settentrionale conta meno di 500 pale tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. I progetti onshore sono limitati e di taglia contenuta (il progetto Rimini da 33 MW è tra i più rilevanti).

Quali sono le proiezioni per l’eolico Italia 2025-2030?

Il Pniec prevede 2,1 GW eolico offshore al 2030, il Fer II 3,8 GW. Terna-Snam stima 15 GW offshore al 2040, mentre uno studio de La Sapienza indica un potenziale di 25-50 GW flottante al 2050. Gli obiettivi dipendono dalla risoluzione del collo di bottiglia autorizzativo (23% di pareri favorevoli).

Come si confronta l’eolico con il solare in Italia?

Il solare domina le installazioni italiane con 1.600 istanze dal 2021 contro 600 per l’eolico onshore e 26 per l’offshore. L’eolico soffre di tempi autorizzativi più lunghi e opposizioni locali più intense, oltre a una distribuzione geografica meno flessibile rispetto al fotovoltaico.

Quali vantaggi ha l’energia eolica?

L’eolico offre energia a costo zero durante l’operazione, zero emissioni in esercizio, e un potenziale offshore che il Mediterraneo rende particolarmente interessante. I 93 progetti in pipeline potrebbero generare 70-140 TWh/a entro il 2040, con benefici per la decarbonizzazione industriale del Centro-Nord.



Riccardo Andrea Bianchi Moretti

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